Sociable

venerdì 2 ottobre 2009

C'è un interessante post sul blog della Polgar

E riguarda una considerazione sui tornei in cui si scontrano giovatori con grandi differenze di punteggio ELO:
http://susanpolgar.blogspot.com/2009/10/chess-playing-phylosophy.html
La cosa interessante è innanzitutto che varie federazioni usano parlare di "punteggio ELO" ma nessuna utilizza veramente il sistema originariamente proposto da Elo. Ma la mia osservazione è questa: normalmente si distingue tra il punteggio di performance ottenuto in un torneo ed i punti effettivamente ottenuti (o persi) a seguito del torneo. Perché questa differenza? Perché non assegnare al giocatore il punteggio relativo alla sua performance dimostrata? Punteggio che varierà al variare della performance? Per il semplice motivo che i sistemi che si adottano servono per mantenere rigida la gerarchia del punteggio e la classifica internazionale. Ad un recente torneo a Bergamo avevo come punteggio di partenza 1903. Ho giocato con avversari con la media 2144 e ho fatto 2,5 punti su sei. Con una performance di 2087. Però ho ottenuto solo 31 punti. Quindi per arrivare al punteggio della performance, supponendo risultati simili in futuri tornei, ne dovrei fare almeno altri 5. Circa trenta partite per confermare un risultato di performance, poteva andare bene quando i tornei duravano 15 partite. Ma ora non ha molto senso, secondo me. Tantopiù che i punti non costano niente, un po' come la storia della moneta creata dal nulla. Quindi anche negli scacchi, tutto sommato, c'è un sistema di scarsità artificiale tenuto in piedi per salvaguardare posizioni acquisite a danno delle nuove leve. Mi stupisce che per un gioco così intelligente ci siano delle regole così stupide, davvero. E che nessuno dice niente...

Nessun commento:

Posta un commento